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Erbario

Malva (Malva silvestris L.)

Famiglia: Malvacee

Pianta: erbacea ,annuale o biennale, alta fino ad 80 cm.

Fusto: eretto, di colore verde chiaro, ricoperto da una densa peluria

Foglie: palmate, sparse, di colore verde chiaro, pelose

Fiori: di colore rosa o lilla con striature rosse; corolla di cinque petali

Frutti: capsule tondeggianti contenenti vari semi separati tra loro

Origine: pianta comune nei terreni incolti, nelle siepi e nei prati, cresce fino a 1500 metri di altezza

Parti da utilizzare: la radice, le foglie ed i fiori

Quando si raccoglie: Pianta di facilissima coltivazione, non necessita di cure particolari; la radice si raccoglie in autunno, le foglie in primavera e i fiori dalla primavera all’autunno.

Come si conserva: la radice si essicca al sole o in forno a calore moderato e si conserva in sacchetti; le foglie, dopo aver eliminato il picciolo, si essiccano all’ombra e si conservano in sacchetti; i fiori si raccolgono appena sbocciati e si essiccano all’ombra prima di conservarli in barattoli.

 

Notizie e curiosità

I nomi comuni con i quali viene identificata la malva sono: maleva, madrignola, melba, riondella e varmetta.

 

Una pianta dalle caratteristiche emollienti

La parola malva deriva dal verbo latino “mollire” che significa ammorbidire e sta ad indicare la sua virtù più caratterizzante; la malva, infatti, ha una spiccata capacità di agire sulle mucose e di sottrarre acqua ai tessuti infiammati.

 

Erba conosciuta da tempo immemorabile

Come erba medicamentosa era conosciuta fin dai tempi più antichi.

Nell’antica Roma era considerata una prelibatezza e non mancava mai nelle mense più raffinate.

Orazio sosteneva di nutrirsi esclusivamente di olio di cicoria e di malva.

Catone la amava moltissimo e Cicerone ne era talmente ghiotto da farne indigestione.

La malva era un cibo a buon mercato ma anche le più alte personalità la apprezzavano per il suo delicato sapore e per la sua magnifica proprietà di regolatore intestinale.

 

La malva da Medioevo in poi

Durante il Medioevo questa pianta era comunemente coltivata negli orti.

Carlo Magno ne aveva, infatti, resa obbligatoria a coltivazione nei giardini medicinali del suo regno per assicurarsi di averne sempre a disposizione.

Con la fine del Medioevo, l’utilizzo della pianta andò scomparendo ma mantenne comunque la sua importanza medicinale.

Nel Cinquecento, il farmacoterapeuta  Mattioli ci riferisce che le radici di malva erano essiccate, macerate e messe a cuocere sotto la cenere per ottenere un eccellente dentifricio capace di eliminare il tartaro dai denti.

Le foglie, invece, venivano utilizzate per decotti contro infiammazioni e dolori.

 

Simbolo dell’amore materno

La tradizione popolare identifica la malva come simbolo dell’amore materno proprio per indicare il suo aiuto sempre sollecito ed efficace.

 

I fiori della malva

Questa pianta è famosa per il suoi bellissimi fiori rosa o lilla.

I pitagorici ne erano particolarmente affascinati tanto da considerarli fiori simbolici, quasi sacri  poiché si orientavano sempre verso il sole.

Il loro colore ha dato origine all’aggettivo che indica una delicata e particolare sfumatura di rosa vicino al viola: il color malva.

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